November 16, 2008

L'onda, la risacca e altre cose..

Dal sito dei Mille, alcune interessanti domande..

Più o meno sono tutti d’accordo su come sistemare le baronie: introducendo finalmente il merito come criterio di selezione e promozione ed assegnazione dei fondi di ricerca che metta fuori gioco i baroni ed incentivi i capaci. A parole vogliamo tutti una università diversa. Mi si dice che la battaglia dell’onda non è conservatrice, ma ha una sua proposta sull’università. Io ancora non l’ho letta ma immagino possa ragionevolmente seguire queste linee. Il punto è che non mi basta. Credo che se delle riforme vanno fatte nell’università esse debbano toccare anche gli studenti ed i loro interessi. L’università deve promuovere il merito anche tra gli studenti. E’ su questo punto che vorrei misurare davvero lo spirito riformatore dell’onda.

Lasciatemi mettere dei piccoli ma necessari paletti prima di rivolgere all’onda le mie domande: la repubblica italiana garantisce il diritto allo studio, ma questo non implica il diritto ad ottenere una laurea. Far studiare un universitario costa. Costa tanto. In media 16.027 $PPP per studente per anno*. Questa è la spesa per istruzione terziaria più alta d’Europa (esclusa Svizzera e Svezia) ed è poco sotto quella degli USA. Questi costi sono sostenuti dalla tassazione generale visto che le tasse universitarie sono irrisorie. Cioè sono operai e classi non agiate (che in media mandano meno i loro figli all’università) che sussidiano l’istruzione semi gratuita dei figli delle classi benestanti (che in media frequentano molto di più l’università).

Ora le mie domande all’onda:

-In un ottica di contenimento degli sprechi, è disposta l’onda ad accettare la chiusura di diverse sedi periferiche delle università che non hanno alcun senso? Quando domani, chiudiamo -ad esempio- la facoltà di economia di Terracina davvero gli studenti di Terracina (che poi dovranno prendere la macchina fino a Cassino) non faranno le barricate per mantenere la loro università sotto casa in nome di un diritto al (non)studio?

-Premiare il merito significa anche punire il demerito. Che cosa dirà l’onda quando qualche sede universitaria, magari anche solo qualche dipartimento o corso di laurea dovrà chiudere perché i fondi mancano a causa del particolare demerito dell’istituzione? Faranno festa oppure le barricate per difendere il diritto al (non)studio?

-Che cosa dice l’onda riguardo all’innalzamento delle tasse universitarie (accompagnato da un aumento di borse di studio che mantenga accessibile l’università ai bisognosi)? E’ questo secondo l’onda un “furto di futuro”, una “minaccia al diritto allo studio” oppure piuttosto una misura di equità e giustizia sociale? Notare che cosi facendo i figli dei ricchi che all’università già ci andrebbero in massa, almeno pagherebbero di tasca loro invece di essere sovvenzionati. I figli dei poveri, che comunque ci vanno di meno, continuerebbero ad andarci con le borse di studio. In compenso i loro genitori pagherebbero meno tasse.

-Che cosa pensa l’onda di altre misure che almeno discoraggiano alcuni comportamenti da free riders (dal momento che le tasse universitarie sono irrisorie e che il titolo, alla fine è uguale per tutti) quali l’aumento delle tasse per i fuori corso, l’impossibilità di fare infiniti appelli per ogni singolo esame l’abolizione del valore legale del titolo di studio?
In definitiva vorrei sapere se l’onda è abbastanza matura da capire che i profondi cambiamenti di cui necessita la nostra università vanno a lambire anche certi modi di “fare lo studente” in Italia oppure se i discorsi sul merito riguardano sempre gli altri e mai se stessi.

Intendiamoci: lo stato corrente dell’università è dovuto totalmente alle colpe della classe politica ed accademica ed una riforma seria deve cominciare proprio dal rimediare le storture da queste prodotte. Ma i nuovi studenti sono pronti per vivere davvero un’università diversa da questa?
*Perotti R. L’Università Truccata. Einaudi 2008.

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